Il ghetto ebraico di Roma

Ogni angolo di Roma è impregnato di storia. Basta camminare un po’ per le vie della città. Qui la storia degli antichi Romani si mescola con le opere del Rinascimento italiano, mentre le vicende dei Papi si intrecciano con quelle delle più importanti famiglie nobiliari lasciandoci in eredità le meraviglie del Barocco di Bernini e Borromini. In questo vorticoso alternarsi di vicende storiche e artistiche, c’è un angolo cittadino che esiste fin dai secoli più antichi: il ghetto ebraico di Roma.

Questo ghetto, secondo solo a quello del Sestiere di Cannaregio a Venezia,  è uno dei ghetti più antichi al mondo. La sua storia inizia oltre 2200 anni fa e arriva ai nostri giorni con una comunità ebraica residente che si impegna attivamente a tramandare i suoi principi religiosi e le sue tradizioni. Delimitato tra il Lungotevere de Cenci, il Teatro di Marcello, Piazza di Campitelli, Via De’ Funari, Via dei Falegnami e Via Arenula, il ghetto ebraico di Roma è la meta perfetta per una passeggiata in un contesto carico di storia, testimonianze archeologiche e buona cucina (che non guasta mai!).

Breve storia del ghetto ebraico di Roma: la date da ricordare

Interni del Museo nel ghetto ebraico di Roma

Mentre passeggi per le strade del ghetto ebraico di Roma, cerca di ricordarti queste tre date per capire quanto la storia di questa comunità sia antica, travagliata e attuale.

Iniziamo con l’antichità del quartiere. Infatti, è il 12 luglio del 1555 quando il papa Paolo IV revoca tutti i diritti concessi agli ebrei romani e ordina l’istituzione del ghetto. Per fare ciò, sceglie un quartiere murato (il rione Sant’Angelo) tra i più fatiscenti e malsani di Roma in cui gli ebrei vivevano fin dall’antichità e ordina che le porte di comunicazione con il resto della città vengano aperte al mattino e richiuse la sera.

Ma è il 16 ottobre 1943 la data che ci rivela il dramma vissuto dagli ebrei romani. Quel sabato, infatti, i nazisti organizzarono il più grande rastrellamento di ebrei italiani in cui furono catturate 1023 persone che vennero trasferite alla stazione Tiburtina. Qui i prigionieri furono caricati su di un convoglio merci diretto al campo di concentramento di Auschwitz. Da qui solo sedici persone riusciranno a sopravvivere. E tu, mentre cammini tra le strade del ghetto, guarda per terra e presta attenzione ad alcuni sampietrini ricoperti da una lastra di ottone. Si tratta delle pietre d’inciampo, che riportano nome e cognome di chi dai campi di concentramento non è mai tornato. Fermati e dedica un momento ai nomi riportati su queste piccole lastre: è un gesto piccolo ma che ci aiuta a non dimenticare.

Gli attacchi verso la comunità ebraica purtroppo non sono finiti con la seconda guerra mondiale. Infatti, la terza data che dovresti ricordare è il 9 ottobre 1982. Quel giorno un gruppo di terroristi palestinesi fece un attentato all’uscita del Tempio Maggiore lanciando una granata e sparando raffiche di mitra. Un gesto feroce e crudele che causa la morte di un bimbo di due anni e il ferimento di 35 persone. Un gesto che ci insegna a non alzare mai la guardia e a tenere viva la voce della memoria.

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Il Tempio Maggiore e il Museo Ebraico

Il Museo Ebraico di Roma

Se decidi di fare una passeggiata per il ghetto ebraico di Roma, ti invito ad entrare nel complesso monumentale del Tempio Maggiore. Con lo stesso biglietto potrai visitare sia il Museo Ebraico di Roma che la grande Sinagoga, ovvero le due principali attrazioni della zona.

Il Museo Ebraico di Roma è un piccolo museo dal valore formativo inestimabile. Qui, sala dopo sala, viene raccontata la storia della comunità ebraica romana. Qui, tra le variopinte teche, vengono conservati gli oggetti che raccontano gli usi e costumi della comunità ebraica. Tutte le spiegazioni sono chiare e perfettamente accessibili anche a coloro che non conoscono questa cultura. Preziosa chicca della visita: la piccola sinagoga detta Tempio spagnolo, intima ma riccamente decorata.

La Sinagoga, o Tempio Maggiore, è il punto di riferimento per la comunità ebraica romana e non. Inaugurata nel 1904, è stata costruita volutamente nel quartiere in cui gli ebrei sono stati per secoli rinchiusi. La sua maestosità si esplicita sia nella grande cupola a base quadrata che è visibile da diversi punti della città sia dai decori interni in stile eclettico.

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Il Museo della Shoah

La mostra del Museo della Shoah nel ghetto ebraico di Roma

Nel cuore del ghetto ebraico di Roma, tra il Portico d’Ottavia e il Teatro di Marcello, c’è un prezioso edificio medievale (la Casina dei Vallati) che ospita il Museo della Shoah. Qui la Fondazione Museo della Shoah persegue il nobile obiettivo di mantenere viva e presente la memoria della tragedia della Shoah. E lo fa attraverso mostre temporanee, incontri nelle scuole ed eventi mirati in modo capillare sul territorio. Il principio da cui nasce questo lodevole progetto parte dalla constatazione che i testimoni diretti della tragedia della Shoah stanno scomparendo e che è nostro compito portare avanti la memoria storica che hanno dolorosamente costruito.

A questo proposito, la mostra “L’inferno nazista” racconta la storia dell’Operazione Reinhard, ovvero il progetto di sterminio degli ebrei (soprattutto polacchi) in campi della morte appositamente costruiti (Belzec, Sobibor e Treblinka).

Altre cose da vedere nel ghetto ebraico di Roma

Oltre ai musei già citati, se stai facendo una passeggiata nel ghetto ebraico di Roma, ti invito a soffermarti su alcuni monumenti di grande interesse. Primo tra tutti, il Portico d’Ottavia i cui resti si ergono imponenti a costruire una suggestiva scenografia. Questo antico edificio è stato costruito per volere di Ottavia, sorella dell’imperatore Augusto, per ospitare due templi dedicati a Giove e Giunone, una biblioteca e una scuola.

Proprio su resti del Portico d’Ottavia si erge la Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, chiamata così perché ricavata all’interno dell’antico mercato del pesce.

A breve distanza, il Teatro Marcello (chiamato anche il piccolo Colosseo) è un’altra meraviglia di questo angolo di Roma. Questo edificio è un teatro all’aperto che risale all’epoca augustea e che ha ospitato al proprio interno spettacoli di ogni genere.

Per concludere, è obbligatorio un passaggio su Piazza Mattei per ammirare la cosiddetta Fontana delle Tartarughe, (le cui tartarughe si dice siano state realizzate anche per mano del Bernini) molto amata dai romani.

GLI INDISPENSABILI
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Il lato gastronomico del ghetto ebraico di Roma

Il carciofo, protagonista della cucine nel ghetto ebraico di Roma

Un appassionata del cibo in viaggio come me non può non spendere due parole anche sul lato gastronomico del ghetto ebraico di Roma. Questa zona, infatti, è meta di frequenti incursioni sia da parte degli stessi romani che dei turisti per assaggiare le prelibatezze della cucina giudaico-romanesca.

Oltre ai ristoranti di cucina kosher che rispetta i dettami della religione ebraica sull’alimentazione, nel ghetto ebraico di Roma è possibile assaggiare le specialità nate dalla contaminazione tra le ricette ebraiche e i piatti o prodotti tipici romani. Inutile dire che i carciofi sono i protagonisti assoluti, in tutte le loro forme ma soprattutto preparati alla giudia, ovvero fritti in olio bollente e trasformati quasi in un fiore croccante. L’ho imparato dopo una sosta al ristorante “Il Giardino Romano” dove ho anche assaggiato degli ottimi tonnarelli cacio e pepe con l’aggiunta dei carciofi.

Per concludere la visita al ghetto in dolcezza diventa obbligatoria una tappa all’Antico Forno Boccione. Qui tra i dolci tipici della tradizione ebraica spicca per bontà la torta con ricotta e visciole. Inutile spendere delle parole per descriverne il gusto incredibile, è una prelibatezza che bisogna davvero provare!

PER APPROFONDIRE
Se stai organizzando una vacanza a Roma, scopri:
– 
i parchi di Roma da visitare per conoscere il lato verde della città
 i miei consigli sull’aeroporto di Roma Fiumicino
– i 6 musei di Roma da visitare oltre ai Musei Vaticani e la Galleria Borghese
come prenotare i biglietti per i Musei Vaticani
– dove ammirare Roma dall’alto
– i miei consigli per comprare i biglietti per il Colosseo

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5 commenti

  1. Ho abitato a Roma per lavoro per quasi 1 anno, ma al ghetto ebraico andavo solo per mangiare. Invece ci sono tante cose da vedere, soprattutto per chi come me è appassionata dello studio delle religioni associato all’antropologia. Comunque qualcosa qui ho imparato: la cucina kosher mi piace moltissimo! Bello questo articolo, per nulla scontato, anzi emozionante, mi ha fatto tornare alla mente tante belle chiacchierate seduta ad un tavolino.

    1. Grazie Lara! Trovo che la cucina kosher (e tutti i principi su cui si basa) sia davvero una fonte di spunti di riflessione.

  2. Sono stata cinque volte a Roma ma non sono mai riuscita a vedere la zona del Ghetto: qui di sicuro si respira la storia e probabilmente mi scenderebbe qualche lacrima a visitare i luoghi di memoria. Sono incuriosita dalla cucina ora, perché io amo i sapori delle ricette romane!

  3. Sono stata nel ghetto ma non ho visitato i musei per mancanza di tempo, ricordo però l’ottima cucina, i carciofi erano strepitosi, comunque Roma ha così tanto da raccontare che ogni volta è una vera scoperta

  4. vado molto spesso a Roma eppure non sono mai riuscita a fare una passeggiata nel ghetto, e di godermi le sue peculiarità, come il museo e la gastronomia. La prossima volta che passo nella Capitale non devo mancare di fare visita a questo quartiere, testimonianza importante della storia nazionale.

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