Cucina italiana

Come ti uccido la cucina italiana: tra esagerazione e cruda realtà

Dopo anni di vita all’estero pensavo di essermi abituata a veder maltrattata la nostra cucina italiana. Proprio per questo i ristoranti italiani che ho frequentato in suolo straniero si possono contare sulle dita di una mano. La difficoltà di approvvigionamento di materie prime di qualità e la tentazione di scendere a compromessi con i gusti e le abitudini della clientela locale sono i principali problemi che insidiano coloro che decidono di aprire un ristorante italiano all’estero.

Dopo aver recentemente passato alcune settimane in Italia, mi sono resa conto però che anche qui la cucina italiana ha bisogno di aiuto. In alcuni ristoranti di medio livello in conosciute località turistiche ho visto cose che nemmeno in un locale di Siam Reap in Cambogia avrei pensato di poter trovare. E non me ne vogliano i cambogiani: era solo per citare un luogo remoto!

Ora, posso concedere che io sia abbastanza radicata alla tradizione e piuttosto integralista su alcuni fronti (come ad esempio la cottura della pasta). Mi considerò però anche aperta verso l’innovazione e la creatività apprezzando i ristoranti che lavorano con originalità le materie prime semplici. Ciò non toglie che io inorridisca di fronte a piatti della cucina italiana realizzati con dubbie tecniche di cotture, vittime di abbinamenti infelici e ostaggi di variazioni killer. Non mi credi? Ecco allora qualche esempio.

Male ma non malissimo: pesto e glassa di aceto balsamico ovunque

Glassa di aceto balsamico e cucina italiana

Glassa di aceto balsamico nella caprese – Foto Pixabay

L’aceto balsamico e il pesto alla genovese sono due eccellenze della cucina italiana. Il vero pesto alla genovese e l’autentico aceto balsamico hanno un costo elevato perché utilizzano ingredienti di qualità nel primo caso e processi di produzione lenti nel secondo caso. Sul mercato però sono ampiamente reperibili prodotti di produzione industriale che cercano di simularne il gusto. E fin qui non c’è niente di male, l’importante è esserne consapevoli.

Il problema a mio avviso nasce quando, per sottolineare l’italianità di un piatto, il pseudo pesto sotto forma di salsa e il pseudo aceto balsamico sotto forma di glassa invadono le cucine dei ristoranti sfociando in decorazioni che non si limitano ad abbellire, ma annegano la malcapitata pietanza. Spesso questo accanimento viene perpetrato a discapito della caprese di mozzarella e pomodoro o di ignari petti di pollo alla piastra.

Ma gli spaghetti con le polpette appartengono alla cucina italiana?

Spaghetti con le polpette

Spaghetti con le polpette – Foto Pixabay

Se la glassa di aceto balsamico mi fa sorridere (amaramente), gli spaghetti con le polpette mi lasciano interdetta. Capisco che si tratti del piatto principe della cucina italo-americana e che si ispiri ad alcune ricette dell’Italia del Sud in cui la pasta (solitamente fresca) viene accompagnata da una sugo di piccole polpettine di carne  oppure ripassata nel forno. Quello che non capisco è perché questa portata sia diventata il simbolo di tanti ristoranti italiani all’estero.

I problemi che presenta questo piatto sono principalmente tre. Il primo sta nella dimensione delle polpette che varia dalla taglia L alla XXL. Il secondo problema sta nella cottura e nel formato della pasta: perché non scegliere una pasta corta e in grado di raccogliere il sugo invece che dei liscissimi spaghetti che il sugo non fanno altro che lasciarlo scivolare? Il terzo problema sta nella salsa di pomodoro che viene trattata come un elemento a sé stante: non è il sugo in cui cucinano le polpette, ma è una salsa che viene inserita tra pasta e polpette senza neanche un minimo tentativo di creare un amalgama del piatto.

La pasta usata come contorno

La pasta servita come contorno

La pasta servita come contorno – Foto Pixabay

Rimanendo sempre nell’ambito della cucina italo-americana, c’è un’altra usanza che mi disturba. Si tratta dell’uso della pasta come se fosse un contorno a far da cornice a piatti di carne o pesce, spesso alla griglia.  Oltre che negli Stati Uniti, mi è capitato di vederla anche in Francia. Pasta bollita e scondita impiegata come il riso basmati nella cucina indiana. Ma che davvero?!?

Gli abbinamenti della cucina italiana: pesce e formaggio?

Il formaggio va messo su tutte le paste?

Il formaggio va messo su tutte le paste? – Foto Pixabay

Se fino ad ora ho scherzato, a partire da questo punto in poi la situazione si fa grave. Oltre a dire “mamma” e “papà”, fin da piccola mi è stato insegnato che il formaggio non si abbina con il pesce. In nessun contesto. Men che mai in un piatto di pasta.

Eppure sia all’estero che in Italia mi è capitato di vedere piatti di spaghetti alle vongole, penne con il tonno o fettuccine alla puttanesca servite con accanto la formaggiera. A chi mi chiede se sono seria, amaramente rispondo di si. Addirittura in alcune zone del Veneto mi si dice che le vongole e le cozze si preparino con il formaggio. Io, in questo caso,  preferisco non indagare e rimanere sulle mie posizioni.

Pizza e cucina italiana: un rapporto messo a dura prova

La cucina italiana e la farcitura della pizza: una storia difficile

La cucina italiana e la farcitura della pizza: una storia difficile – Foto Pixabay

Quello della pizza e della sua farcitura è un terreno davvero minato. Già in passato ho raccontato come si è soliti uccidere la pizza in Spagna, ma non è un caso circoscritto. In tutti i Paesi che ho visitato anche solo leggendo i menù esposti nei ristoranti ho visto aberrazioni di qualsiasi genere applicate ad un piatto semplice e gustoso come la pizza.

Quando ho fatto il tour delle migliori pizzerie di Napoli, quasi mi commuovevo a vedere quante poche farciture fossero presenti sul menù. Niente ananas, niente millecinquecento gusti, niente patatine fritte. Ma marinara e margherita a farla da padrone. Nessuno potrà mai farmi cambiare idea sul fatto che gli ingredienti di una pizza, se sono di alta qualità, devono essere pochi per valorizzare al massimo il gusto dell’impasto.

Il colpo di grazia alla tradizione nella cucina italiana: il tiramisù

Una delle numerose versioni del tiramisù

Una delle numerose versioni del tiramisù – Foto Pixabay

Concludo con un argomento che so già potrà sollevare delle proteste, ovvero il caro (e buonissimo) tiramisù. Non solo aborro tutte le versioni estere realizzate con panna, meringhe, cioccolato, caramello e chi più ne ha più ne metta. Ma sono anche contro tutte le varianti italiane alla ricetta classica: niente Pavesini, niente fragole, niente ananas, amaretti o Nutella. Sono una purista del tiramisù classico. Per di più sono pure friulana e quindi accanita sostenitrice dell’origine di questo dolce diventato universale, ma ideato proprio nella mia regione (se vuoi saperne di più leggi 6+1 piatti tipici della cucina friulana).

Che ne pensi di quello che ti ho appena raccontato? Potrebbe sembrarti fantascienza ma ti garantisco che invece sono piatti che ho visto con i miei occhi e che spesso mi hanno fatto rimpiangere un buon panino con la mortadella (quella autentica di Bologna però!).

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche quello dedicato alla mia personale battaglia contro gourmet, tatski e finta artigianalità.

16 pensieri su “Come ti uccido la cucina italiana: tra esagerazione e cruda realtà

  1. Silvia The Food Traveler scrive:

    Per fortuna il pesce con il formaggio non l’ho ancora trovato in nessun menù, ma il resto purtroppo sì. E come dici tu, non solo all’estero, dove trovare ingredienti locali e “veri” può essere complicato, ma anche in tante località turistiche italiane. Tra gli abbinamenti insoliti che hai elencato, quello che tollero meno e che purtroppo ho trovato spesso, è il piatto con la pasta (spaghetti, gnocchi, ravioli ecc) usati come contorno: non si può nemmeno guardare 😱

  2. Elena scrive:

    Purtroppo hai assolutamente ragione!!!
    Sò anche di posti dove si può ordinare la pasta con il pomodoro, ma ti portano la pasta con il ketchup :O

    E ti dirò di più. In Giappone ho trovato un locale dove il wurstel viene spacciato per salsiccia e una pizza (provata giusto per sfizio) sembrava una piadina condita con pomodoro e mozzarella.

    Forse sarà stato solo un caso perchè sò che in alcuni ristoranti/pizzerie le pizze le fanno bene.

    In Spagna, come hai detto anche tu, ho trovato spesso la pizza con l’ananas (e se la mangiano volentieri…)

  3. ERMINIA SANNINO scrive:

    Quanta verità in questo post. Vivendo all’estero sono costretta anche ad ascoltare colleghi che elogiano ristoranti pseudo-italiani (dove di italiano hanno solo il nome) e poi ti chiedono anche perché fai la faccia allibita!!! Quando viaggio, cerco poi di evitare i ristoranti “italiani”, la mia paura è sempre la pasta scotta!

  4. Lucy scrive:

    Io non mangio formaggio, in particolare odio visceralmente la mozzarella (strano, lo so!), ed è tutta la vita che ogni volta che in pizzeria mi dimentico di chiedere se la frutti di mare ha la mozzarella, per farla fare eventualmente senza, mi viene servita con. Non posso distrarmi un attimo!
    In compenso ho provato quella con uovo e ananas (ovviamente in Australia 😁), e al di là del fatto che fosse una barzelletta per la nostra tradizione, in sé non era nemmeno così male come la dipingono 😄

  5. Michela A. scrive:

    Tra quelle citate posso dirti che la peggiore per me è la glassa di aceto sparsa ovunque? Spesso infatti viene erroneamente usata come decorazione ed il piatto diventa così immangiabile. A volte perfino ristoranti italiani in Italia fanno errori così, quindi purtroppo non c’è da stupirsi su cosa si propone all’estero.

  6. Silvia scrive:

    Ecco è che non mi aspettavo che addirittura il tiramisù fosse così maltrattato 😢 io sono rimasta scioccata dalla pizza all’ananas o come me la servirono in UK con una montagna, e non per dire era davvero un cucuzzolo, di cipolla ammucchiata nel mezzo e un sugo alla carbonara in Svizzera che in realtà assomigliava alla besciamella, bianca candida! Ma qui esageriamo mi chiedo le varie agenzie territoriali italiane all’estero esattamente cosa fanno e come si pongono nel preservare il made in Italy! Molto interessante e tragi-comico questo post! 😁 Per fortuna mio figlio di 20 mesi va ancora a omogeneizzati!

  7. Raggio di Sole in Valigia scrive:

    Leggo tanta tanta verità in questo post, purtroppo. Io, ormai, mi sono arresa: mangiare italiano all’estero è una pugnalata al cuore e uno spreco di soldi inutile. 🙂 Distruggono la nostra cucina tradizionale utilizzando male le materie prime, che come giustamente scrivi, spesso sono di bassissima qualità. Che tristezza!
    Valentina

  8. antomaio65 scrive:

    il fatto che un piatto abbia solo lontanamente un nome italiano lo fa salire nell’indice di gradimento all’estero. Via libera quindi alle polpette sugli spaghetti e – orrore – alla pasta usata come contorno. In un buon ristorante francese ho trovato gli gnocchi di patate come decorazione del secondo che era un pagello. Ma che ci azzeccano gli gnocchi col pagello?

  9. partyepartenze scrive:

    All’estero bisogna stare lontani dai ristoranti italiani per non finire a strisciare la carta di credito in lacrime sulle crudeltà fatte alla nostra cucina. Ancora inorridisco pensando agli spaghetti scotti pieni di ketchup o pietanze strane accompagnate da “all’italiana”. Però toccatemi tutto, ma non il tiramisù!

  10. raffigarofalo scrive:

    Io non vado spesso nei ristoranti italiani all’estero, ma se lo faccio cerco di andare in quelli di livello e quando capita non ho mai trovato gli orrori che racconti. Però non mi stupisce. Quest’estate sono stata nel nord Italia in una nota località piena di tedeschi e i ristoranti si erano perfettamente adattati agli ospiti. Pasta col ketchup, rende l’idea?

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