Organizzare una visita al Parco Etosha

Visitare il Parco Etosha: 3 giorni di safari in completa autonomia

Non ho dubbi. Dalla scelta della Namibia come destinazione alla programmazione del viaggio e quindi al viaggio stesso, il Parco Etosha ha rappresentato per me il punto di interesse principale, il motivo forte per comprare un biglietto e visitare questo Paese.

Data la mia conclamata passione per gli animali, non poteva essere diversamente. Il Parco Etosha a mio avviso è il luogo perfetto per un safari per tre motivi: la sua estensione, la ricchezza di specie animali e la possibilità di girare all’interno del parco con i mezzi propri, in piena autonomia, senza dover partecipare ad escursioni di gruppo.

Visitare il Parco Etosha: alcune indicazioni di massima

La mappa del Parco Etosha

Mappa del Parco Etosha dal sito https://www.etoshanationalpark.org

Il Parco Etosha è vastissimo, si estende per circa 20.000 chilometri quadrati. La parte centrale del parco è occupata dal Pan che è un immenso deserto salino dal caratteristico colore bianco che occupa circa un quarto del parco e a cui da il nome. “Etosha” infatti nella lingua della tribù Ovanbo vuol dire enorme distesa bianca.

Per entrare nel parco ci sono solo quattro ingressi: l’Anderson’s Gate a sud, il Von Lindequist Gate a est, il Galton Gate a ovest e il King Nehale Lya Mpingana Gate a nord. L’ingresso meridionale e quello orientale sono i più utilizzati. Gli ingressi al parco sono aperti dall’alba al tramonto per cui gli orari variano a seconda della stagione.

Considerata l’enorme estensione, sarebbe impossibile visitare l’Etosha in un solo giorno. Ecco perché all’interno del parco sono state costruite 6 strutture ricettive (Camp) in grado di offrire ospitalità e altri servizi (ristoranti, pompe di benzina e piccoli supermercati) ai visitatori.

I punti di interesse del parco sono senza dubbio le Waterholes, ossia i bacini d’acqua dove gli animali si vanno ad abbeverare. Queste pozze, specialmente nella stagione secca, sono popolatissime di animali per cui sono il punto perfetto dove sostare ed attendere pazientemente ed è per questo che sono accuratamente segnate sulla mappa del parco. Oltre a quelle disseminate nel parco, anche ogni Camp ha una waterhole propria spesso dotata di illuminazione notturna per osservare gli animali anche con il buio.

Come puoi vedere dalla mappa il parco è diviso in 2 aree: la parte orientale che si sviluppa attorno al pan e la parte occidentale originariamente accessibile solo ai clienti del Dolomite Camp e recentemente aperta a tutti. Io ho visitate entrambe le aree e ora ti riassumo le caratteristiche di ogni parte e ti racconto la mia esperienza.

La parte orientale del Parco Etosha: dove dormire, dove mangiare e cosa fare

Mappa della parte orientale del Parco Etosha dal sito https://www.etoshanationalpark.org

Mappa della parte orientale del Parco Etosha dal sito https://www.etoshanationalpark.org

La parte orientale dell’Etosha è sicuramente la zona più visitata e turistica del parco. Conta con ben 4 possibilità di alloggio, tantissime deviazioni dalla strada principale e una quantità considerevole di pozze d’acqua dove incontrare la fauna locale.

Il resort più famoso e più frequentato è sicuramente l’Okaukuejo Camp poiché si trova a poco più di una quindicina di chilometri dall’Anderson Gate, il principale punto d’accesso al parco. Altrettanto accessibile è il Namutoni Camp, costruito in un vecchio forte tedesco e a pochi chilometri dal Von Lindequist Gate. Molto richiesto anche l’Halali Camp che si trova a metà strada tra i due resort precedenti e che sorge in prossimità di alcune delle più belle ed interessanti waterholes del parco.  Una nota particolare merita l’Okoshi Camp che si trova nell’estremità nord orientale dell’Etosha, in una zona normalmente chiusa al traffico. Questo esclusivo resort è costituito da soli 15 chalet ognuno con una vista esclusiva sul pan.

Ad eccezione dell’Onkoshi Camp che offre un numero limitato di servizi considerata la sua posizione in un’area remota, tutti e 3 gli altri resort offrono al loro interno la possibilità di mangiare in bar o ristoranti, una pompa di benzina, un piscina e un negozio di souvenir e beni di prima necessità. Sempre presente inoltre lo specchio d’acqua dove osservare gli animali.  Per chi non vuole esplorare il parco in autonomia, ogni resort organizza dei safari di gruppo sia diurni che notturni.

La parte occidentale del Parco Etosha: dove dormire, dove mangiare e cosa fare

Mappa della parte occidentale del Parco Etosha dal sito https://www.etoshanationalpark.org

Mappa della parte occidentale del Parco Etosha dal sito https://www.etoshanationalpark.org

Come ho scritto in precedenza, la parte occidentale dell’Etosha solo recentemente è stata aperta a tutti ed è molto diversa dalla parte orientale. Qui il terreno non è piatto, ma presenta dolci rilievi che rendono il paesaggio più vario, mentre il colore bianco del pan viene sostituito da una terra rossastra. Questa parte del parco è il regno della zebra di montagna di Hartmann che presenta sottili strisce nere intervallate da larghi spazi bianchi.

In questa parte di parco ci sono due possibilità per trascorrere la notte: l’Olifantsrus Camp e il Dolomite Camp. Il primo è un campeggio di sole 10 piazzole, senza particolari servizi fatta eccezione per un piccolo chiosco. Proprio per la tranquillità che contraddistingue il posto, dal punto di osservazione degli animali spesso è possibile ammirare il timido rinoceronte nero e numerosi elefanti.

Il Dolomite Camp invece è costruito su di una collina in modo da offrire una vista privilegiata sul territorio circostante. Qui non ci sono recinzioni a protezione della struttura e gli ospiti sono ospitati in lussuose tende fisse. A loro disposizione ci sono un bar-ristorante, una piscina ed un piccolo negozio. Gli animali possono essere osservati direttamente dal resort che si affaccia su una popolata pozza d’acqua oppure si può optare anche per un safari guidato anche in versione notturna.

Se vuoi maggiori informazioni sulle strutture ricettive del parco Etosha puoi leggere le recensioni dei viaggiatori su Tripadvisor. Per conoscere invece i loro prezzi e la disponibilità puoi consultare direttamente il sito di Namibia Wildlife Resorts.

La mia visita al Parco Etosha

Guidare all'interno del Parco Etosha

Guidare all’interno del Parco Etosha

Considerata l’importanza che l’Etosha aveva nell’ambito del mio viaggio in Namibia, ho deciso di trascorrere 4 giorni (tre notti) all’interno del parco.

Il primo giorno sono entrata in tarda mattinata dal Von Lindequist Gate provenendo dal Waterberg Plateau. Mi sono fermata dopo pochi chilometri al Namutoni Camp per raccogliere un po’ di informazioni ed avere un’idea più precisa di come fosse fatto un campo di questo tipo. Mappa alla mano ho deciso quindi di visitare le waterholes che si trovano a nord di Namutoni e non ne sono rimasta delusa: proprio in quest’area infatti ho incrociato un gruppo formato da una dozzina di elefanti grandi e piccoli. La prima notte l’ho trascorsa in campeggio nel Halali Campsite.

La prima parte del secondo giorno l’ho dedicata a percorrere le strade indicate sulla mappa del parco come Rhino Drive ed Elands Drive per poi arrivare in una zona da dove è possibile apprezzare tutta l’estensione del pan. Inutile dire che ho fatto una sosta in tutte le waterholes incontrate sul percorso. Nel pomeriggio invece ho visitato tutte le pozze d’acqua tra l’Halali Campsite e l’Okaukuejo dove ho passato la notte, pernottando in uno chalet vicino alla waterhole del resort.

Il terzo giorno sono entrata nella parte occidentale del parco passando però prima a visitare l’Adamax Pan. Da qui ho percorso i circa settanta chilometri su di un’unica lunga strada che mi ha portato fino all’Olifantsrus Camp dove ho passato la notte.

Il quarto giorno infine ho percorso la strada che dal Olifantsrus porta al Dolomite Camp, per poi raggiungere l’uscita del parco al Galton Gate.

Consigli e osservazioni per organizzare un safari al Parco Etosha

Self drive in Namibia: sosta al pan dell'Etosha

Self drive in Namibia: sosta al pan dell’Etosha

A conclusione ti lascio alcuni consigli che ti potrebbero essere utili nella programmazione della tua visita al Parco Etosha. Si tratta di alcuni aspetti che non mi erano molto chiari prima del mio viaggio e che solo una volta sul posto ho potuto capire meglio. Spero ti possano essere utili.

Accessibilità

Tutti, dal sito ufficiale alle guide di viaggio, dicono che il parco è perfettamente accessibile e visitabile con una vettura normale. Io non sono completamente d’accordo: questa affermazione può valere se si decide di percorrere solo le strade principali che collegano i diversi campi. Se però vuoi visitare, come ho fatto io, anche le zone più remote o in caso di pioggia abbondante ti servirà un 4×4 perché il fondo stradale è piuttosto sconnesso. In ogni caso anche se decidi di restare solo sulle strade principali (che sono comunque strade sterrate), con un 4×4 avrai meno probabilità di bucare una gomma rispetto ad una normale autovettura.

Malaria

Sul sito ufficiale, si dice che il Parco Etosha non è considerato una zona colpita dalla malaria. Questo vale soprattutto nella stagione secca. Ad ogni modo è sempre una buona abitudine utilizzare un repellente per le zanzare adatto alle zone di alto rischio. Io ad esempio utilizzo il repellente della Goibi nella versione Extreme.

Stagionalità

Il periodo dell’anno che va da luglio ad ottobre è considerato alta stagione in quanto coincide con la stagione secca. In questo periodo gli animali possono trovare l’acqua solo nelle waterholes, per cui diventa molto probabile il loro avvistamento. Da novembre a giugno invece grazie alle piogge gli animali hanno a disposizione più acqua e non sono costretti a ricorrere alle pozze presenti nel parco. Non solo, ma con le precipitazioni le strade secondarie del parco diventano molto fangose. Ecco perché questo periodo è considerato di bassa stagione. Io ho visitato il Parco Etosha a fine novembre, all’inizio cioè della stagione umida. In quattro giorni ha piovuto solo una sera per qualche ora, le strade erano percorribili in 4×4 e ho avvistato molti animali.

CIBO

Come ho già scritto, ogni resort offre dei servizi ristorativi. Io ho utilizzato alla sera il ristorante dell’Okaukuejo e devo dire che per una ventina di Euro ho mangiato a buffet discretamente. Mentre a pranzo mi è capitato di mangiare al bar dell’Olifantsrus Camp e la scelta era davvero ridotta. Gli altri pasti me li sono preparata da sola. Attenzione però a non fare troppo affidamento sui negozi dei resort. L’assortimento dei prodotti è ridottissimo e i prezzi sono piuttosto alti. Senza dubbio è meglio fare le adeguate scorte di cibo prima di entrare nel parco. Una cosa non manca mai nei negozi: un pezzo di carne da cuocere al barbecue…non si sa mai però da quale animale provenga! Meglio quindi essere preparati a mangiare carne d’impala o di zebra.

Ti ho convinto a partire per la Namibia? Per organizzare il tuo viaggio vieni a leggere i miei articoli dedicati a:

3 pensieri su “Visitare il Parco Etosha: 3 giorni di safari in completa autonomia

  1. Lost in Destination scrive:

    Buongiorno Raffaella, articolo molto interessante.
    Ho apprezzato l’Etosha (anche io ci sono stata per tre notti) però, a livello di avvistamento degli animali, credo che dopo essermi trovata nel mezzo della grande migrazione in Tanzania, nulla mai potrà più stupirmi e lasciarmi a bocca spalancata.

    La Tanzania è in assoluto la nazione africana con il numero maggiore di animali nei propri parchi (quindi ci buttava comunque già piuttosto bene)… ma esserci trovati lì in quel periodo è stata una cosa che ancora mi fa venire la pelle d’oca al solo pensiero.

    Se sei un’appassionata di safari, ti consiglio il Serengeti e il Tarangire. Due parchi completamente diversi l’uno dall’altro, ma entrambi strabilianti.

    Foto bellissime, come sempre….

    Un abbraccio,
    Elena

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