Annapurna Circuit

Ottobre 2006, Nepal. Il viaggio che mi ha fatto varcare per la prima volta i confini europei, ha ampliato i miei orizzonti, mi ha dato fiducia in me stessa e mi ha insegnato a misurarmi con i miei limiti. Ma partiamo con ordine…

La mia passione per la montagna mi ha portato, forse anche un po’ inconsapevolmente, a prendere parte ad un viaggio in Nepal  dove con un gruppo di 8 corregionali ho affrontato l’Annapurna Circuit. Premessa: non mi considero una sportiva, vado in montagna saltuariamente per escursioni giornaliere, sono portatrice sana di protesi alla gamba e alla mano. Quindi in quest’avventura abbiamo una persona quasi normale alle prese con uno dei più lunghi e famosi trekking del Nepal: 16 giorni di cammino, quasi 200 chilometri percorsi e un dislivello totale di diverse migliaia di metri.

Praticamente il trekking si svolge interamente su un territorio non percorso da strade e quindi dal punto in cui vieni lasciato (Besisahr) al punto in cui finisce (Nayapool) l’unico mezzo di trasporto sono le tue gambe o quelle di qualche animale (nel mio caso, mi sono ammalata e vista la difficoltà a camminare ho utilizzato un cavallo per 3 giorni in modo da consentire al mio corpo di recuperare). I bagagli sono divisi tra lo zaino di 35 litri che contiene gli oggetti necessari lungo il cammino e la borsa con il  resto delle cose che viene affidata ai portatori. Si dorme nei lodge lungo il percorso: alloggi più o meno accoglienti, più o meno organizzati a seconda della zona. Si mangia la sera negli stessi lodge dove si dorme e a pranzo in lodge di passaggio.

Il percorso lascia senza parole per la bellezza e la varietà che lo contraddistinguono:  si parte dalle verdi valli punteggiate di risaie, si prosegue con un paesaggio tipicamente alpino che lascia intravedere alcune delle cime più famose dell’Himalaya per arrivare alla foresta tropicale. Nel mezzo c’è l’attraversamento del Thorong La a 5416 metri, uno dei più alti passi di trekking al mondo che offre un’esperienza unica ed indimenticabile ma richiede anche il dovuto acclimatamento visto il tanto temuto rischio di mal di montagna.

Prima e dopo il trekking abbiamo speso qualche giorno a Kathmandu, una capitale davvero complicata, rumorosa e disordinata. Ottimo punto di partenza per interessanti escursioni giornaliere a Patan e Bhaktapur due gioielli dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità e ahimè terribilmente danneggiati dal terremoto nel 2015.

 

 

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